Cerca di esplorare come le nuove generazioni affrontano la transizione alla vita adulta in questi tempi di crisi la ricerca “Diventare grandi in tempo di crisi – Il passaggio alla vita adulta in Umbria e in Italia”, presentata dall’Agenzia Umbria Ricerche e dalla Regione Umbria. “La ricerca – ha spiegato il presidente di Aur, Claudio Carnieri – ha avuto come obiettivo quello indagare il mondo e le aspettative dei giovani uomini e delle giovani donne che saranno i protagonisti di un domani che è già presente. Si è deciso di fare un viaggio nell’universo dei giovani adulti, quelli di età compresa fra 18 e 34 anni, che vivono la fase di passaggio verso l’assunzione di responsabilità, attraversando quella linea d’ombra che conduce alla conquista della maturità. Venendo al mondo – ha aggiunto Carnieri – i giovani sono portatori di diritti e in questo contesto l’accesso alla cultura e il diritto alla formazione è fondamentale. Con questo volume – ha concluso – l’Aur offre, ancora una volta, alla società regionale, alle sue istituzioni, alla Regione prima di tutto, una visualizzazione della sua contemporaneità, attraverso la lettura della soggettività giovanile, sempre così significativa per leggere le vicende più generali, ancor più in una fase storica come quella attuale che possiamo nominare con le parole di Garcia Marquez…’ai tempi della crisi’. Proprio la crisi, la più lunga dal dopoguerra in Italia e in Europa, rimanda a grandi problematiche: la disoccupazione prima di tutto, che attraversa fortemente le realtà giovanili facendo emergere criticità e contraddizioni del sistema economico nazionale e regionale, con tutte le differenze territoriali”.

Dalla ricerca emerge come nei giovani umbri convivano vecchi e nuovi desideri mescolati con rinnovate prospettive, abilità, opportunità. Il navigare a vista in mare aperto, per loro è una condizione naturale che apre a possibilità altre.

Quella dei giovani umbri di età compresa tra i 18 e 34 anni è una generazione consapevole, forse più generosa di quelle passate. L’organizzazione e il governo delle cose stanno loro stretti: in un sistema costruito da altre mani e pensato da altre menti i giovani, più che impegnarsi collettivamente per cambiarne le regole, cercano di trovare individualmente una via per integrarsi e assumere il proprio ruolo. Nondimeno, sono proprio loro gli inevitabili protagonisti, pur inconsapevoli, di un mondo che, ad oggi, parrebbe orientato ad escluderli.

In Umbria, i giovani – pur relativamente più istruiti – hanno profili lavorativi maggiormente tarati verso il basso, per un’accentuazione locale del problema tutto italiano del sottoinquadramento giovanile. Pertanto, i giovani umbri che lavorano alle dipendenze sono, rispetto a quelli del resto d’Italia, più concentrati verso le qualifiche più basse: più operai, meno impiegati e molto meno dirigenti e professionisti. Ma gli umbri sono anche più attaccati alla famiglia d’origine: il 68% dei maschi vive ancora con i genitori, una percentuale di 11 punti più alta rispetto a quella riscontrata tra i giovani maschi nel resto d’Italia. Differenziali che si ripropongono, considerando entrambi i sessi, anche tra coloro che possono contare su un’autonomia economica garantita da un lavoro continuativo e tra gli ultratrentenni. La ricerca evidenzia inoltre come i giovani non si sentano distanti e poco rappresentati dalla politica, verso cui non ripongono quasi alcuna aspettativa, mentre hanno una percezione delle proprie capacità solida in particolare tra chi ha 30-34 anni. Naturalmente sono giovani connessi: il web rappresenta lo sfondo dei consumi culturali e del tempo libero degli intervistati, ma per i giovani, soprattutto se umbri, non è uno spazio sostitutivo, in quanto vantano una rete amicale con cui ci si relaziona spesso.