Si è concluso con un seminario sul programma di interventi per prevenire l’istituzionalizzazione del minore, il ciclo di iniziative organizzate dalla Regione Umbria per la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza 2014. I lavori della giornata si sono tenuti nella sede della Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica, a Villa Umbra. La vicepresidente della Regione Umbria con delega al Welfare Carla Casciari ha sottolineato come “questa giornata, che ha registrato una notevole partecipazione, sia un focus sul programma ‘P.I.P.P.I.’ nato dalla collaborazione tra il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Laboratorio di Ricerca e Intervento in Educazione Familiare dell’Università di Padova. L’iniziativa – ha detto – rappresenta un ulteriore contributo per tutelare i diritti dei bambini e che garantisce la possibilità a tutti i soggetti coinvolti, a partire dall’ufficio scolastico regionale fino ad arrivare al tribunale dei minori, la possibilità di concentrarsi su azioni che aiutino la genitorialità, quindi offrendo un sostegno alle famiglie per superare momenti di crisi. Il sentirsi all’interno di una rete, sicuramente valorizza le competenze di ognuno e aiuta a raggiungere l’obiettivo più importante che è quello di cercare di far rientrare il bambino in famiglia. Questo percorso – ha concluso – sarà sostenuto anche nella prossima programmazione comunitaria attraverso le risorse destinate al sociale”. Il progetto P.I.P.P.I. è coordinato da Paola Milani, docente all’Università di Padova e responsabile scientifico dell’iniziativa che ha coinvolto i servizi sociali e di protezione e tutela dei minori, le cooperative del privato sociale, alcune scuole, alcune Asl che gestiscono i servizi sanitari degli enti locali coinvolti. Il Programma, che sarà esteso a ulteriori 50 ambiti territoriali appartenenti a 18 Regioni e una Provincia Autonoma con il coinvolgimento di altre 500 famiglie, ha la finalità di innovare le pratiche di intervento nei confronti delle famiglie cosiddette negligenti al fine di ridurre il rischio di maltrattamento e il conseguente allontanamento dei bambini dal nucleo familiare d’origine.