Dagli orti di “Babbusso” al giardino dedicato ad Anna Lizzi Custodi il passo è lungo ma forse non tanto quanto sembrerebbe a prima vista. Anna Lizzi Custodi è la dirigente del movimento femminile ternano e umbro alla quale un anno fa sono stati intitolati i giardini pubblici di Piazza Dalmazia, ma chi è, anzi chi era Babusso?

Per saperlo bisogna tornare un po’ indietro nel tempo, quando nel luogo in cui sorge quella piazza, crocevia oggi di importanti flussi da sud e nord e viceversa della città, ai margini della zona a traffico limitato, si estendevano – fino ai tempi a cavallo della seconda guerra mondiale – gli spiazzi che prendevano il nome, nella toponomastica popolare, dal proprietario degli orti e della macchia che vi si affacciavano: un personaggio ternano – Babbusso il suo soprannome – entrato nella aneddotica cittadina.

E che lì, già al confine tra il centro cittadino e la prima campagna, tra il quartiere Duomo e i casali agricoli, falegnamerie e opifici oltre Porta Sant’Angelo, sorgessero gli “spiazzi di Babbusso” ce lo conferma anche il nome della chiesetta, da una decina di anni ritornata al culto, che si affaccia su Piazza Dalmazia: Santa Maria degli Spiazzi, appunto.

La nuova città risorta dopo la guerra e i bombardamenti ha trasformato radicalmente quel panorama, quei luoghi, quei nomi. Le strade e i palazzi hanno segnato la ricostruzione e la rinascita di Terni ma quei giardini realizzati negli anni ’50 al centro della nuova piazza erede degli “orti di Babusso” segnano un minimo ma giusto grado di continuità.

E in effetti quei giardini sono la piazza, lì generazioni di ternani hanno giocato da piccoli, passeggiato e sostato da adulti, li’ si sono riuniti, hanno discusso e manifestato, si sono dati appuntamenti personali o di gruppo, da lì sono partiti per viaggi e trasferte.

E’ difficile parlare solo bene di un luogo senza difetti se non quello che è allo stesso tempo anche il suo pregio: essere cioè circondato dal traffico, spesso intenso, come un eden formato bonsai da conquistare attraversando la strada in slalom tra le auto ferme e quelle in perenne movimento.

Nemmeno i vandali che qualche mese fa vi hanno fatto la loro brava comparsa sono riusciti, come purtroppo accaduto in altri spazi pubblici cittadini, a corromperne il fascino: in poco tempo infatti i giochi per bambini sono stati ripristinati come e meglio di prima.

E così resta poco da dire, se non che al suo interno si possono ammirare – tra gli altri alberi presenti – uno dei platani più imponenti presenti in città e un meraviglioso ippocastano con la sua ampia chioma che si abbassa fino quasi ad accarezzare i passanti, sovrastando la fontanella accanto alla storica edicola. Ma non mancano un odoroso tiglio sul lato opposto, i pini e il larice, alternati da arbusti preziosi, compresa la salvia selvatica.

E riattraversando la strada, nel giardino privato attorno alla chiesetta, troveremo il mandorlo e il melograno, l’agrifoglio e il gelsomino, l’ingiustamente malfamato cipresso e il faggio, ulteriori testimonianze di quanto Terni sia ricca di questo tesori verdi, seppure non sempre apprezzati e tenuti nel giusto conto e modo, a smentire il falso cliché di una città tutta grigio e cemento.

Vale dunque la pena tornarci, una volta in più, in piazza Dalmazia, soltanto per alzare lo sguardo e osservare questi giganti silenziosi che – a modo loro – ci ricordano il tempo lontano in cui ancora al loro posto si estendevano gli orti di Babbusso.