Li hanno chiamati giardini 25 aprile, e qualcuno potrebbe vedervi un qualche intento storico risarcitorio nei confronti di quel toponimo dei Savoia che ancora definisce il lungonera sul quale si affacciano, tra la nuova passerella che scavalca il fiume nell’area di corso del Popolo risanata recentemente e l’incrocio con via Piave – zona città Giardino – a ridosso di ponte Carrara.

Ma il contrasto storico-simbolico non si ferma qui: alla concezione monumentale-ornamentale propria del lungonera Savoia, con i suoi antichi filari di pini maestosi ma fragili (e da tempo in tutta Europa riconosciuti poco adatti all’ambiente urbano), fa da contrappunto un giardino pubblico ricco invece di numerose e interessanti varietà arboree e – contrariamente ad un certo luogo comune serpeggiante in città – in crescita numerica, con nuove essenze che nel corso degli anni ed anche recentemente sono state piantumate in quell’area.

Insomma, i giardini 25 aprile sono una ulteriore conferma che Terni è una delle città italiane più dotate di verde pubblico, e tale rimane, al di là delle cifre e delle statistiche ufficiali che lo confermano, anche per la comune esperienza del cittadino.

Per questo, a maggior ragione con la ricucitura tra corso del Popolo e città Giardino portata a compimento nei mesi scorsi, con tanto di nuove aree verdi estremamente curate e decine e decine di nuovi alberi messi a dimora, lascia del tutto sconcertati lo stato di abbandono e di incuria in cui versa, proprio ad un passo e in continuità con quell’intervento di riqualificazione urbana, questo spazio verde a ridosso del Nera.

Erbe incolte e infestanti (si rivedono perfino rigogliosi cespugli di ortica, utile magari in erboristeria ma non esattamente la pianta più indicata in un giardino pubblico), vegetazione che ricopre pericolosamente le scalette che portano al percorso pedonale lungo il fiume, panchine quasi tutte danneggiate quando non completamente divelte, i soliti segni di inciviltà lasciati sul terreno in attesa che qualcuno magari si vergogni, qualcun altro vigili e qualcun altro ancora rimuova cartacce, bottiglie, lattine e quant’altro.

Insomma, uno spazio verde ideale dalla cintola in su, volgendo lo sguardo verso l’alto dei suoi alberi imponenti, ma inguardabile all’altezza del suolo, se non per evitare le insidie e le brutture di cui è disseminato.

Forse sarà il caso che, sia da parte delle autorità competenti che dei cittadini che si organizzano a difesa del verde, si sposti un po’ l’attenzione dalla polemica sulla conta dei singoli alberi più o meno pericolanti e/o dannosi da togliere o da sostituire, e ci si concentri invece sulla gestione di questi tesori di cui Terni è ricca ma che – come nel caso dei giardini 25 aprile – avrebbero bisogno di una liberazione dall’incuria e dalla scarsa manutenzione?