Forse non molti ternani lo sanno ma esiste una statua che rappresenta il drago, il Thyrus simbolo della città di Terni, il mostro che secondo la leggenda infestava le paludi attorno al fiume Nera e che un giovane della famiglia Cittadini sconfisse liberando la popolazione: la statua di pietra del Tiro, con iscritto sul basamento lo stesso motto (“Thyrus et amnis dederunt signa Teramnis”) che si trova sotto l’emblema del Comune di Terni, si erge infatti all’interno dei giardini pubblici di viale Campofregoso, ignorata dai più e solo di recente riportata sommariamente alla luce dalla vegetazione che la aveva sommersa.

Vegetazione che in realtà, in quegli storici gardini ternani senza un nome proprio ma tradizionalmente identificati con il viale su cui si affacciano a ridosso del fiume, sarebbe una delle più pregiate e rigogliose del centro urbano, con alberi monumentali unici nel loro genere: le grandi quercie che sormontano la lapide che ricorda il primo gemellaggio tra Terni e Saint Ouen nel 1960, assieme ad esemplari imponenti di tigli, abeti e pini che sono tra i più antichi tra quelli piantumati a Terni nel corso dei decenni, palme ed arbusti variegati, fino ai più giovani lecci sul lato esterno dei giardini che alcuni anni fa sono andati a sostituire i pini pericolanti che in alcuni casi erano crollati sulla sede stradale di viale Campofregoso, fino a sfiorare la tragedia in più di un’occasione.

La fama di questo che è uno dei tanti e tra i principali spazi verdi nel cuore cittadino, a ridosso del fiume, è alterna e controversa: per alcuni anni il degrado ne ha favorito un utilizzo improprio, soprattutto nelle ore notturne, e una frequentazione non esattamente raccomandabile, ma negli ultimissimi tempi la situazione si presenta migliorata per quanto niente affatto ottimale: alla bellezza e alla maestosità delle piante, al fresco e al riparo che offrono, all’eliminazione della vegetazione spontanea troppo invadente, fa purtroppo da contraltare una cura non adeguata del tappeto erboso, ormai ridotto ai minimi termini, così come la scarsa manutenzione delle panchine in legno e una pulizia non propriamente svizzera da cartacce e altro tipo di rifiuti incivilmente gettati qua e là, mentre i giochi per i bambini sarebbero tutto sommato adeguati se non mancassero totalmente i seggiolini dalla classica ruota dedicata i più piccoli.

Discorso a parte quello del laghetto sul quale si colloca la statua del drago, da tempo immemorabile privo di un sistema idrico funzionante, cosicché in tutto il giardino non sgorga nemmeno un filo di acqua.

In sintesi, dunque, uno spazio verde di grande qualità, con tanti alberi e arbusti di pregio, tornato ad una fruizione migliore e più serena da parte dei cittadini, ma al quale basterebbero pochi ma essenziali accorgimenti sul piano della cura e della manutenzione per essere del tutto adeguato alla ricchezza, varietà e bellezza della sua vegetazione.